
Oggi ho urlato fortissimo, molto di più di quanto mi potessi immaginare o fisicamente concedere.
Quella voce che s’arrampica dal profondo più profondo della pancia, assumendo tonalità così strane, inconsuete, si è sprigionata come una saetta, costringendo le labbra a posture dilaganti e l’intero volto a tratti acuminati
Ho sbraitato di rabbia ostentando supremazia assoluta, senza tollerare trattative o possibilità tregua.
È così e basta! Così come ti sto dicendo! Taci! Ascolta bene, perché non te lo ripeterò più!
Poiché…
sopportare
accettare
sostenere
subire
reggere
tollerare
Sono tutti meravigliosi infiniti… ma con determinati, particolarissimi, meritevoli, presupposti.
Tuttavia, se le fondamenta vengono intaccate, da cumuli di Idiozia allo stato brado, io urlo
-eccome-
sminuzzando quel povero neurone vacante, concessoti per grazia, nel momento in cui hanno fatto l’errore di metterti al mondo.
E pensa un pò, mi fa pure bene!

Un’apnea lunghissima
Ovattati, i rumori, fuori e dentro -me- si compongono in una mescola indefinibile
la movenza arginata o contrastata dalle fisiche forze della natura, ipnotizza e rimanda all’amniotico liquido
mentre galoppa, il battito, rivendicando l’assenza d’ossigeno
Non voglio risalire, qualche volta, proprio non mi piace.
E mi farei alga -seppur verde non tanto di speranza- in balìa di giochi e di correnti, di pesci
sfacciatelli che si strusciano all’occorrenza, magico velo per nascondigli improvvisati.
Estranea-stranita . Mio malgrado.
indosso la maglietta più larga, la più sciatta
cammino su infradito per sentire ogni piccolo sassolino
faccio il conto alla rovescio, lascio che le voci che adoro, solletichino un poco le mie labbra,
innescando flebili sorrisi.
Solo interminabili docce, come se il picchiettare dell’acqua sulla testa, possa realmente scrutare
l’intimità delle rovine, e abilmente cicatrizzare laddove io stessa fallisco.
E riso ( menta-pepe bianco-yougurt-pistacchi )
“E ho le tue mani da lasciarmi accarezzare il cuore
immune da difese che non servono.”

Ora e non più
in una litania che sapora d’asfalto caldo
germogliano -crudeli - le voci dei destini
spoglie di consenso, usurpano l’ammontare della media genetliaca calcolata dalla mente
Ora e non più
sogni, dubbi, desideri, trasgressioni, lacrime
sopiti -eternamente- nella memoria di chi vi guarda
privi di anelito, voi, e noi con voi
-Ora-
e non più
.

Hai mai provato paura?
Inerme, attonito, rigido
davanti all’istante più interminabile della tua vita
Hai mai provato il brivido dell’incerto?
lasciando scorrere in saette,
probabili/confuse
Possibilità
Hai mai sentito il battito del cuore pulsare nelle ginocchia?
e la saliva addensarsi senza dar spazio al respiro.
E la voglia di dispiegare le ali e volare, lassù, in alto.
Dove nessuno ti può prendere
*io si*

Eclettica.Variopinta
Di tutte le cose che avresti potuto fare al mondo, hai scelto la più curiosa
Perché la verità è che ti piace sbirciare, indagare, elucubrare, su montagne russe ad alta velocità
Ascoltare. Empaticamente. In matasse di pensieri, problemi, circostanze, che si avviluppano in rimasugli di speranze, miraggi , pretese, cognizioni.
Imparziale. Realistica. Cosciente
La prima forma di piacere è concepita dalla contemplazione dei propri intenti, questa è la verità.
Decisamente
*

Non son capace di prendermi cura di te, nella maniera che ti occorre.
Quello spillo incastrato tra sogni e voci imperative, tra colori fluorescenti e convinzioni esistenziali, lacera ogni tuo millimetro di realtà.
Producendo batticuori e reclamati salti nel vuoto.
Vedo i tuoi occhi, e leggo la fermezza con cui sostieni il tuo delirio, ne ho paura, non posso che stringerti forte e parlarti con sussurri, queste le mie uniche carezze, le sole pillole che posso offrirti, che posso offrire alla tua metà, che mi scruta ancora con quegli occhi che conoscevo, capaci di sorridere.
“Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L'accordo dissonante di un'orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi”
Pigra ˜ abulica ˜ oziosa ˜
Ispirata all’esplorazione di tunnel nelle lenzuola,
dedicata al modellamento di boccoli ribelli
che s’innestano su crini mal definiti,
creme,
massaggi di mani,
incuranti del tempo che fluisce.
Apatica ˜ poltrona ˜ indolente ˜
Siedo in terr˜azza
e guardo dall’alto e anche in alto
e fumo
e mi lascio accendere dal sole.
Solo il viso…
mi piace la sensazione accecante,
vedere indefinito,
lacrimare senza dolenza.
E penso.
All’inconsistenza effimera di un sogno,
ritagliato,
tra scampoli di desideri
realtà stagionate.

Attenta, troppo attenta e concentrata
Potrei delimitare gli spazi, centellinando ogni respiro, ogni battito d’ali. Ma anche no, e accetto la sfida.
Modulando i toni m’impossesso del centro, sfoderando le competenze più impensate, ottimizzando ogni sforzo e valorizzando gli errori.
Questo mi stimola e no, non rinuncio al comando, semplicemente modello i significati, con pazienza e senso di misura, la popolare nenia del “mettersi alla prova” è canticchiata con cadenze ripetute, accenti di fiducia ed ironia, stimolata dall’ascolto, dal riconoscimento e dalla voluta continuità di un evolversi che non finisce.
Ancora volo, volutamente volo…

Traccio a caso, scarabocchi emotivi, puntiformi e ridondanti, di richieste volute-vulnerabili.
Un bussare perpetuo sparso qua e là, di solleciti messaggi, alla ricerca dell’equilibrio, tra colpi maldestri e interventi inadeguati.
Faccio anamnesi di precedenti travagli, aspirando ininterrottamente al concepimento privo di spasimo, illudendomi o colmandomi di tattiche taumaturgiche, della qual dotazione m’incanto ogni volta. E nell’utero della nostra vicinanza, mi avvolgo, lasciandomi investire dall’inondazione di quel senso di calore, garante, di quella stabilità
che amo.
Domenica
Quella del risveglio senza te accanto
dalle tapparelle così calate da non capire se maglione o maglietta
Quella del sabato prima, dagli occhi fessurizzati al soffitto, ad afferrare il perché
Se vuoi parliamo
Certo, che si può dormire abbracciati tutta la notte, ingannando quei battiti, amalgamando i pensieri.
Credo di si, mi hai fatto male, ma non trovo vene d’ispirazione ora.
Fammi sentire tutto.
Quella di stamattina, che non ho voglia di alzare nemmeno un grammo, e sono felice di mandare quella lancetta in avanti, che ho pianto nel sonno e lo sento, solo ora, di riflesso, negli occhi appiccicati e non solo di mascara, nel mattone che sosta sul capo, come se dovesse implodere dentro ad ogni sforzo che ipotizzo e so che mi impongo.
A volte le espressioni, non devono essere necessariamente parole. Ora ascolto il silenzio.
Scelgo il vuoto e allontano tutto.
Io che sono anche fragile e ho bisogno di tutto.